Ancora sull’autismo? Mai smettere di fare precisazioni

0 Flares Filament.io 0 Flares ×

Così si studia oggi l’autismo

Alcuni continuano (sbagliando) a legarlo ai vaccini, ma ecco ciò che dice la ricerca scientifica

Autismo. Termine molto spesso associato a qualcosa di ignoto, di misterioso.

Alcune sentenze italiane continuano (erroneamente) a legarlo alle vaccinazioni, ma la ricerca

scientifica prosegue a svelarne i misteri.

Quali sono le nuove frontiere?

Leggere con intelligenza

diariodigital.sapo.pt

Lo abbiamo chiesto a Silvia De Rubeis, che lavora nel

laboratorio di Joseph Buxbaum presso il Seaver Autism

Center for Research and Treatment, a New York.

Proprio De Rubeis, qualche settimana fa, ha pubblicato su

Nature insieme a un team internazionale di ricercatori,

un’analisi sui geni collegati alla sindrome autistica.

I casi di autimo sono davvero aumentati negli ultimi anni?

“Ogni due anni, negli Stati Uniti, il Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) rilascia

un bollettino che riporta le stime di prevalenza dei Disturbi dello Spettro Autistico, un ampio

gruppo di disturbi dello sviluppo comunemente chiamati autismo.

Quest’anno le stime suggeriscono che 1 bambino su 68 ne soffre negli Stati Uniti, con un aumento

del 30% rispetto al 2012.

Si tratta di un dato allarmante che ha sollevato un’enorme attenzione da parte dell’opinione

pubblica”.

“In realtà, non riteniamo che ci sia stato un vero aumento nell’incidenza dell’autismo.

L’incremento è con molta probabilità legato all’aumentata sorveglianza, all’affinamento dei metodi

diagnostici, a un monitoraggio più attento e, in generale, a una maggiore consapevolezza del

disturbo.

“Non possiamo escludere che ci sia stato un modesto aumento del fenomeno.

Il tasso di mutazioni ad alto rischio, ovvero le mutazioni che insorgono de novo nel bambino, perché

presenti nelle cellule riproduttive (ovuli o spermatozoi) di uno dei genitori, potrebbe essere

cresciuto negli anni.

Spesso queste mutazioni insorgono negli spermatozoi e correlano con l’età paterna al momento del

concepimento (con l’eccezione delle grandi anomalie cromosomiche come la trisomia del

cromosoma 21 nella sindrome di Down, il cui rischio è correlato all’età materna).

Quindi, poiché’ l’età paterna si è spostata in avanti nel corso del tempo, potrebbe esserci stato un

contenuto aumento nell’incidenza delle mutazioni, ma non crediamo che sia sufficiente a spiegare

l’aumento del 30%”.

Continua a leggere questo importante articolo su wired.it

Lascia un commento da Facebook

Leave A Response

* Denotes Required Field