Cosa sono i bias cognitivi?

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Cosa c’impedisce di essere razionali?

i 12 bias cognitivi.

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Per bias si’intede una forma di distorsione dello schema con cui

valutiamo le situazioni causata principalmente dal pregiudizio.

I bias potrebbero non necessariamente essere connessi tra loro da

legami logici e validi e ecco quindi che la nostra mente viene

condizionata da concetti e idee nati con le singole esperienze e

credenze.

Se Il bias contribuisce alla formazione del giudizio, può quindi

influenzare pesantemente un’opinione, un’ideologia, una valutazione

e un comportamento.

Le componenti più ancestrali e istintive del cervello possono giocare un ruolo decisivo nella sua

genesi.
 
Il cervello umano è ad oggi il più potente dei computer oggi esistente capace com’è di eseguire compiti di questa portata 10^16 (10 alla sedicesima processi al secondo).
Questo però non lascia immuni delle limitazioni.
Perfino la più economica delle calcolatrici ci supera migliaia di volte in matematica.
La memoria spesso non ci assist e in più siamo vittime proprio dei bias cognitivi, ovvero fastidiosi difetti del nostro modo di pensare che ci fanno prendere decisioni non sempre ottimali e propendere per conclusioni errate.
Vediamo allora quali sono i 12 bias cognitivi più comuni e dannosi che è meglio conoscere e perché no, correggere.
Prima di iniziare una distinzione importante tra fallacie logiche e bias cognitivi .
Una fallacia logica è un errore nell’argomentazione logica o frasi che impediscono o ridimensionano una discussione.
Un tipico esempio: dobbiamo limitare l’accesso agli stranieri in Italia, perché gli stranieri rubano. Ieri, non a caso, un marocchino ha commesso un furto d’auto mentre pochi giorni fa un albanese ha rubato la borsa a una signora anziana.
Un bias cognitivo si presenta come una carenza o un limite del nostro pensiero: un difetto nel giudizio che deriva dall’ attribuzione sociale, errori della memoria o di calcolo tipico esempio sono le false probabilità o gli errori statistici.
 
Alcuni psicologi sociali credono che pur portandoci a commettere gravi errori i nostri bias cognitivi, soprattutto nelle situazioni di pericolo, ci aiutino a elaborare le informazioni in modo più efficiente.
Magari siamo inclini a questo tipo di errori, magari nemmeno ce ne accorgiamo, possiamo però imparare da questi ad esserne consapevoli.
Eccone alcuni tra i più importanti da tenere in mente.
 
Bias di conferma.
Ci piace essere d’accordo con persone che sono d’accordo con noi, ne seguiamo le tendenze.
Visitiamo solo siti web o social network che esprimono le nostre opinioni politiche e sociali. Usciamo e frequentiamo maggiormente le persone che hanno punti di vista e gusti simili a noi.
Mentre al contrario evitiamo individui, gruppi o fonti d’informazione che ci fanno sentire a disagio o insicuri riguardo ai nostri punti di vista.
Questo è ciò che lo psicologo comportamentale B. F. Skinner ha chiamato dissonanza cognitiva, vale a dire la tipica modalità di comportamento preferenziale che conduce al suddetto tipo di bias. Cioè l’atto, per lo più inconscio, tendente solo alle prospettive verso i nostri punti di vista radicati ignorando e respingendo i commenti, validi o meno, che minacciano la nostra rassicurante visione del mondo.
Internet, nella sua apertura al mondo, ha fatto diventare questa tendenza ancora peggiore.
 
Il Bias del gruppo, quello che il prof Cialdini, psicologo statunitense e oggi professore di Marketing all’Arizona State University autore del famoso libro “Le armi della persuasione, chiama anche riprova sociale.
 
In qualche modo simile al bias di conferma ci riporta ai nostri istinto primitivi.
Stranamente, gran parte di questo effetto è in relazione con l’ossitocina, detta anche “molecola dell’amore”.
Questo neurotrasmettitore ha doppia valenza mentre ci aiuta ad avere legami più stretti con persone del nostro stesso gruppo, in contrapposizione svolge la funzione esattamente.
Ci rende sospettosi, paurosi, e perfino sprezzanti verso gli altri ritenuti estranei.
In definitiva, il bias del gruppo, ci porta a sopravvalutare le capacità e il valore del nostro gruppo e sottovalutare le persone che, in realtà, non conosciamo.
 
Fallacia di Gambler
Pur chiamandosi fallacia è per lo più un problema tecnico del nostro modo di pensare.
Siamo portati a ritenere che gli eventi del passato influenzeranno in qualche modo i risultati futuri. L’esempio classico è il lancio della moneta.
Dopo che è uscito testa, diciamo, per cinque volte consecutive, siamo propensi a prevedere un aumento della possibilità che il prossimo lancio sarà croce.
In realtà però, le probabilità sono e restano ancora 50/50.
Le monete non hanno memoria e ad ogni lancio si riparte da zero.
In relazione a questo, c’è anche un altro aspetto del bias, che purtroppo alimenta il gioco d’azzardo.
È quel senso che ci fa credere che la fortuna sta per arrivare e che la nostra sorte finalmente girerà a nostro favore.
Potremmo anche dire: sento che ho “la mano calda”.
Con i rapporti personali succede la stessa cosa, siamo portati a credere che il nuovo sarà migliore di quello precedente.
 
Giustificazione e razionalizzazione post-acquisto.
Avete mai comprato qualcosa di totalmente inutile?
Qualcosa che poi si è rivelato difettoso o eccessivamente caro?
Poi ragionandoci sopra vi siete per caso autoconvinti che dopotutto avevate fatto una grande colpo?
Certamente! Questo è il meccanismo di difesa inconscio o di razionalizzazione post-acquisto in azione.
Una specie di software incorporato che ci aiuta a sentirsi meglio dopo aver preso brutte decisioni, specialmente davanti al registratore di cassa.
In questo modo riusciamo a sentirci meglio e a giustificare i nostri acquisti, specialmente quelli più costosi.
Gli psicologi sociali sostengono che deriva dal principio d’impegno, il nostro desiderio psicologico di rimanere coerenti ed evitare uno stato di dissonanza cognitiva.
 
Negligenza di probabilità
È la differenza in termini di paura tra il salire in macchina per andare a fare un giro e prendere un aereo e volare a 10.000 metri di quota.
Volare lo si riconduce a una attività del tutto innaturale e per certi aspetti pericolosa.
Sapere che la probabilità di morire in un incidente d’auto è significativamente maggiore di essere uccisi in un incidente aereo, non libera il nostro cervello da questa paura inconscia, eppure, statisticamente abbiamo 1 possibilità su 84 di morire in un incidente automobilistico, rispetto a una su 5.000 di morire in un incidente aereo.
Lo stesso tipo di preoccupazione riguarda l’essere uccisi in un atto terroristico, invece che da qualcosa di molto più banale, come cadere dalle scale o in un incidente domestico.
Lo psicologo sociale Cass Sunstein chiama “negligenza di probabilità”, la nostra incapacità di comprendere nel modo giusto il vero senso del pericolo e del rischio.
Fattore che ci porta a sopravvalutare i rischi di attività relativamente innocue sottovalutando allo stesso tempo quelle realmente più pericolose.
 
Bias dello sguardo selettivo.
Si tratta di quel simpatico effetto che avviene quando si iniziano a notare cose a cui prima non facevamo caso.
La deduzione spontanea è che certe cose accadano più spesso.
Tipico esempio è quello che succede dopo che si ha appena acquistato una nuova auto per cominciare a vedere la stessa macchina in ogni dove.
Idem per le donne in stato di gravidanza che improvvisamente notano intorno a loro un sacco di altre donne incinte.
Oppure può accadere con numeri e canzoni.
Queste cose accadono sempre con la medesima frequenza, quello che cambia per noi è che per qualche ragione, abbiamo selezionato quella cosa precisa nella nostra mente.
La relativa conseguenza è che di riflesso la notiamo più spesso.
Il problema è che la maggior parte delle persone non conoscendo questo fenomeno come un bias di selezione è portata a credere veramente che queste cose o questi eventi stanno accadendo con una frequenza inquietante, lasciandosi prendere da una sensazione molto sconcertante.
Pur rientrando nella normale routine delle coincidenze, la comparsa di alcune cose o eventi, contribuisce il manifestarsi di questa sensazione finalizzata a credere erroneamente che invece non lo siamo.
 
Bias dello status-quo
Il cambiamento crea tensione e noi esseri umani tendiamo a diventare apprensivi e preoccupati quando dobbiamo portare delle variabili alle nostre abitudini.
Vogliamo che le cose restino le stesse, o che cambino il meno possibile e le nostre decisioni vanno spesso in questo senso.
Inutile sottolineare che questa tendenza è a 360 gradi, dalle nostre abitudini quotidiane, dalla politica all’economia.
Restiamo felicemente fedeli ai nostri meccanismi collaudati, al nostro partito politico, alla nostra religione, alla nostra colazione del mattino come ai nostri ristoranti preferiti.
Il danno che questo pregiudizio porta è la supposizione ingiustificata che una scelta diversa sarà peggiorativa o cambierà in negativo le cose.
Amiamo essere conservatori e le nostre abitudini sembrano darci sicurezza e protezione.
Alcuni commentatori dicono che questo è il motivo per cui gli Stati Uniti non arrivano mai ad attuare la riforma dell’assistenza sanitaria, nonostante il fatto che, paradossalmente, la maggior parte delle persone sia d’accordo con quell’idea di riforma.
 
Bias della negatività
Le persone tendono a prestare maggiore attenzione e per certi versi attrazione alle brutte notizie. Ma la morbosità in realtà non c’entra.
Per i sociologi la causa della nostra attenzione selettiva non è altro che un fattore di scelta. Il nostro meccanismo selettivo infatti percepisce le notizie negative dandole un valore d’importanza e profondità maggiori.
Ci mettiamo anche del nostro con la tendenza a ritenere le brutte notizie più credibili.
Magari riteniamo il troppo bello come qualcosa di sospetto o forse le buone notizie diventano paradossalmente noiose in quanto non stimolano grandi commenti, se una cosa va bene, va bene. Stop! Steven Pinker, nel suo libro “The Better Angels of Our Nature: Why Violence Has Declined” conferma che oggi si corre il rischio di soffermarsi sempre di più sulla negatività a scapito delle notizie positive.
Benchè il crimine, la violenza e altre ingiustizie siano complessivamente in diminuzione, per la maggior parte delle persone la sensazione invece è che le cose stiano nettamente peggiorando dando al bias della negatività modo di mettersi al lavoro.
 
Effetto carrozzone o secondo Cialdini: riprova sociale
Inconsapevoli o no ci piace seguire il flusso della folla.
Quando gruppo di persone, in particolare se del nostro livello sociale, iniziano a scegliere un vincitore, abitudini, oppure una tendenza, in quel momento il nostro cervello individuale va in stand by per entrare in compartecipazione a un “pensiero di gruppo” o mentalità comune.
Perché succeda questo possono bastare anche piccoli gruppi, di colleghi per esempio, o la stessa famiglia.
La riprova sociale è quello che spesso determina e condiziona vari comportamenti, norme sociali, e unioni tra gruppi di individui.
Paradossalmente le prove o le motivazioni a loro sostegno diventano secondarie.
Un motivo per cui i sondaggi di opinione vengono spesso criticati è che potrebbero, seppur in buona fede, orientare in qualche modo le prospettive degli individui.
Gran parte di questa tendenza ha a che fare con il nostro desiderio profondo di adattarsi ed essere accettati.
 
Bias di proiezione
Crediamo di essere brave persone, di avere buone idee e di avere sempre ragione.
Crediamo anche che il nostro modo di vivere è quello migliore e ottimale per questo tendiamo a ritenere che la maggior parte delle persone la pensi proprio come noi, aldilà di qualunque giustificato motivo.
Credere che le persone la pensano come noi e sono anche d’accordo su tutto porta a un effetto ad esso correlato conosciuto come il bias del falso consenso.
Un’altra carenza cognitiva.
È un bias che ci fa sopravvalutare quanto in realtà siamo normali e tipici.
Supponiamo invece che esista un opinione comune su questioni dove non è detto ce ne sia nessuna.
Inoltre, può anche creare l’effetto in cui determinati membri di gruppi radicali suppongono che all’esterno molte persone la pensino come loro, cosa il più delle volte inesatta.
Anche la fiducia esagerata che si ha quando si predice il vincitore delle elezioni o la squadra ai prossimi mondiali di calcio si lega a questo tipo di bias.
 
Bias del momento corrente
Come esseri umani abbiamo qualche difficoltà a immaginarci nel futuro e conseguentemente cambiare i nostri comportamenti e aspettative.
La maggior parte di noi non ama il dolore e preferisce provare piacere subito, posticipando il dolore al futuro remoto.
Nota è la nostra riluttanza a non spendere troppo e risparmiare, rendendo questo un bias che è di particolare interesse per gli economisti e per gli operatori sanitari.
Uno studio del 1998 ha dimostrato che il 74 % dei partecipanti ha scelto frutta se la scelta alimentare per la settimana successiva.
“Magicamente” il 70 % delle persone ha scelto cioccolata se la scelta di cibo era per il giorno corrente.
 
Effetto ancora o ancoraggio
E’ la tendenza che abbiamo a confrontare solo un insieme limitato e ridotto di elementi.
L’effetto di ancoraggio deriva dalla tendenza a fissarsi su un singolo valore o su un numero che a sua volta viene paragonato a tutto il resto.
Gli oggetti in un negozio vendita rappresentano un esempio: la tendenza inconscia è quella di osservare, con relativa valutazione, la differenza di prezzo, dimenticando il prezzo complessivo nel suo insieme.
Ecco perché molti menu nei ristoranti offrono piatti molto costosi includendoli a quelli a prezzi, apparentemente più ragionevoli.
Non a caso quando ci viene offerta una scelta, finiamo con lo scegliere l’opzione di mezzo, che non costa troppo ma allo stesso tempo non è troppo economica.
 
Finale:
Il cervello sia un sistema biologico potente ma per certi aspetti imperfetto è bene quindi studiare quei difetti cognitivi che possono rendere meno efficiente l’uso che ne facciamo.
Potrebbero infatti impedirci di pensare in maniera razionale o giocarci qualche scherzetto quando meno ce lo aspettiamo, meglio quindi riflettere attentamente prima di fare una scelta per evitare di cadere in uno dei bias sopra descritti.

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