Divulgazione scientifica, occhio agli errori.

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Bufale scientifiche, non è sempre colpa dei giornalisti. La divulgazione scientica commette errori

Secondo il British Medical Journal spesso le esagerazioni e le

semplificazioni giornalistiche nelle notizie di salute nascono nei

comunicati stampa dell’università legati alla divulgazione scientifica.

Come rimediare?

Quando non si tratta di qualche profezia di sciagura, le notizie di medicina che arrivano ai giornali

parlando tipicamente di misteri della medicina risolti, diete miracolose, nuove terapie dietro

l’angolo, elisir di lunga vita e così via.

Nella maggior parte dei casi, si tratta di distorsioni che hanno poco o nulla a che vedere con gli studi

a cui si riferiscono, ma di chi è la colpa?

La risposta che viene naturale è “dei giornalisti“: chi altri potrebbe avere interesse a imbellettare un

po’ i fatti pur di catturare l’occhio del lettore, e la faccia tosta di farlo su un tema così importante?

Eppure questa è solo una parte della verità.

www.gianlucagiusti.com

culttime.blogspot.com

Un gruppo di ricercatori guidati dal neuroscienziato Petroc

Summer (Cardiff University) ha analizzato come nel 2011

sono state riprese dalla stampa 462 ricerche, condotte in 20

delle principali università del Regno Unito, scoprendo che i

giornalisti non avevano avuto bisogno di inventarsi nulla:

tutte le esagerazioni che andavano al di là di quanto

effettivamente raccontato nei paper scientifici si trovavano già

a disposizione all’interno dei comunicati stampa diffusi dalle stesse università.

Bisogna specificare che non stiamo parlando di legittime strategie comunicative per attrarre

l’attenzione del pubblico, ma di affermazioni deliberatamente dopate e ingannevoli.

Nel 40% dei casi i comunicati suggerivano al lettore che secondo i dati un certo comportamento

doveva essere cambiato, ma non era quello che dicevano gli studi.

Nel 33% era descritto un legame causa-effetto anche se in realtà gli studi parlavano di correlazione

(se il rischio di cancro aumenta tra coloro che hanno un accendino in tasca, ma non è detto che sia

l’accendino a essere cancerogeno…).

Il 36% dei comunicati invece dava a intendere che i risultati di una ricerca su un modello animale

potessero essere trasferiti immediatamente agli esseri umani: fermo restando che la

sperimentazione animale è indispensabile, non può certo sostituire quella umana.

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