Dove portano le fallacie logiche

Fallacie logiche
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Otto fallacie logiche che alimentano le tesi antiscientifiche.

Abbiamo bisogno della scienza ora più che mai.

Ne siamo sempre più dipendenti, e allo stesso tempo è lo strumento più potente che abbiamo per capire e trasformare il mondo.

Eppure non solo per molti è difficile reperire informazioni accurate sul metodo scientifico e sui suoi risultati, ma a rendere le cose ancora più difficili vi è la persistenza di molti luoghi comuni infondati sulla scienza, che portano individui o associazioni a guardarla perfino con sospetto e ad adoperarsi per screditarne il valore.

Fallacie logiche

Fallacie logiche

Il problema è che molti degli argomenti utilizzati per contestare o disconoscere le scoperte scientifiche (o anche lo stesso metodo scientifico) sono pieni zeppi di fallacie logiche, cioè errori nel ragionamento logico-deduttivo.

Qui di seguito vediamo otto fra i più comuni errori che alimentano le tesi antiscientifiche

FALSA EQUIVALENZA

Nessuno mette in dubbio che sia importante tenere conto di punti di vista diversi quando si discute un argomento. Ma questo non significa che ogni singola prospettiva su un tema controverso meriti la stessa considerazione o che vi si debba dedicare lo stesso tempo di ascolto.

Questo errore è conosciuto col nome di falsa equivalenza: si attesta una pari dignità logica tra due o più opinioni divergenti, quando tale parità non sussiste.

È un errore in cui si incorre spesso quando giornalisti e opinionisti provano ad offrire un dibattito “alla pari” tra un punto di vista scientifico ed uno negazionista (come nel caso del celebre dibattito tra Bill Nye e Ken Ham su evoluzionismo e creazionismo).

Molto spesso la parte avversaria non dispone di vere prove, o presenta prove insufficienti o di dubbio valore.

Il punto è proprio che non sempre le due parti di un dibattito sono in grado di offrire un uguale contributo in termini di qualità e di prove a supporto delle loro teorie; ma lo spettatore medio può avere difficoltà a rendersene conto.

Si guardi una discussione sul cambiamento climatico antropogenico (cioè causato dall’uomo) trasmessa da uno qualsiasi fra i principali organi di informazione.

Vi verranno mostrati uno scienziato che, parlando da uno schermo, cerca di esporre dati in modo ponderato. Tipicamente è una persona che non si trova a suo agio con i “dibattiti” pubblici, e dovrà confrontarsi con un avversario fotogenico, magari uno scienziato (in un ambito però completamente diverso dalla climatologia), che si serve di deduzioni logiche fallaci e manipola i dati con disinvoltura per sostenere le sue conclusioni.

È così che lo spettatore si convince che gli scienziati sono divisi a metà tra chi afferma e chi nega il cambiamento climatico antropogenico.

Tuttavia, le vere cifre parlano di 97 scienziati su 100 che sostengono il cambiamento climatico antropogenico e solo 2-3 che lo contestano, almeno secondo una rivista scientifica seria e autorevole come i Proceedings of the National Academy of Science.

I negazionisti/scettici della scienza, sempre secondo The Skeptical Raptor, tentano di creare la falsa equivalenza con vari metodi, tra cui la pretesa di considerare la scienza una democrazia (cosa che non è), gli appelli alle autorità, le teorie del complotto e la creazione di controversie inesistenti.

APPELLO ALLA NATURA E LA FALLACIA NATURALISTICA

Poche cose hanno compromesso il lavoro degli scienziati come l’appello alla natura e la fallacia naturalistica. Il primo è la convinzione che ciò che è naturale sia anche “buono” e “giusto”, la seconda consiste nel far derivare “ciò che deve essere” da “ciò che è”.

Entrambi sono stati usati per dichiarare che il progresso della scienza e della tecnologia rappresentano una minaccia all’ordine naturale delle cose.

Si elogia tutto ciò che è naturale come sano, e al contempo si condanna tutto ciò che è non naturale come nocivo e sgradevole.

Alla radice di questa convinzione vi è la supposizione infondata che le conquiste scientifiche e tecnologiche dell’umanità si collochino in qualche modo al di fuori della natura, e che le nostre attività nell’Universo operino per la distruzione del flusso o equilibrio naturale delle cose.

Questa tesi è stata motivo di tensione e ha contribuito alla formulazione di espliciti divieti, alcuni dei quali riguardano la ricerca biologica di base e la genomica, mentre allo stesso tempo ha contribuito allo sviluppo di idee pseudoscientifiche come il Darwinismo sociale.

Il filosofo George E. Moore stabilì in modo inoppugnabile che è un errore cercare di definire il concetto di “buono” in termini di una qualche proprietà naturale.

David Hume sottolineò come la fallacia naturalistica implichi un salto logico inutile dall’essere al dover essere. Inoltre, è sbagliato cercare di porre delle distanze tra l’umanità, con le sue attività, e gli altri aspetti dell’Universo. Dopotutto, noi lavoriamo nell’Universo seguendo le sue leggi, mai in violazione di esse; ciò che facciamo, ciò che produciamo al suo interno è naturale proprio come tutto il resto.

SELEZIONE OSSERVATIVA

Molti critici della scienza, chi deliberatamente, chi meno, selezionano e condividono solo le informazioni che servono a confutare alcune specifiche dichiarazioni scientifiche, ignorando allo stesso tempo altre informazioni che invece supporterebbero delle ipotesi più credibili.

Ad esempio: “Mia nonna fumava e mangiava schifezze, eppure è campata fino a cent’anni e non si è mai ammalata” (frase che peraltro include un’altra fallacia, quella delle statistiche sui piccoli numeri).

Oppure, far notare le circostanze favorevoli ignorando o minimizzando quelle sfavorevoli (o viceversa), ad esempio pubblicizzando i vincitori al casinò senza far parola di tutti coloro che perdono; o dichiarando che il crimine dilaga dopo aver visto il TG della sera, mentre le statistiche sui crimini al contrario mostrano un trend in decrescita (e qualcosa di simile si può affermare sulla probabilità individuale di cadere vittima di un attacco terroristico).

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