Il creazionista non si evolve

Creazionista
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Quindici risposte al nonsenso creazionista.

Gli oppositori della teoria dell’evoluzione vogliono dare spazio al creazionismo smantellando la vera scienza.

Ma le argomentazioni del creazionista non hanno nulla di valido, e con un po’ di pazienza è possibile smontarle una per una.

Quando, 143 anni fa, Charles Darwin introdusse la teoria dell’evoluzione attraverso la selezione naturale, gli scienziati dell’epoca discussero ferocemente su di essa, ma le prove che si andavano accumulando da campi come la paleontologia, la genetica, la zoologia, la biologia molecolare, portarono gradualmente a stabilire la verità dell’evoluzione al di là di ogni ragionevole dubbio.

Oggi quella battaglia è stata vinta ovunque, tranne che nell’immaginario collettivo.

Creazionista

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E’ imbarazzante, ma nel XXI secolo, nella nazione scientificamente più avanzata del mondo i creazionisti possono ancora convincere politici, giudici e cittadini comuni che l’evoluzione è una fantasia fallace e non dimostrata, battendosi perché idee creazioniste come quella del “disegno intelligente” siano insegnate nelle aule di scienze come alternative all’evoluzione.

Proprio mentre scrivo, il Board of Education dell’Ohio sta discutendo ancora una volta se introdurre un simile cambiamento. Alcuni anti-evoluzionisti, come Philip E. Johnson, un professore di diritto dell’Università della California a Berkeley e autore di Darwin on Trial, ammettono di voler usare la teoria del disegno intelligente come un “cuneo” per riaprire la discussione su Dio nelle aule di scienze.

Assediati, gli insegnanti – e non solo loro – possono trovarsi sempre più spesso a difendere l’evoluzione e confutare il creazionismo.

Gli argomenti che usano i creazionisti sono in genere speciosi e fondati su fraintendimenti (o addirittura bugie) sull’evoluzione, ma il numero e la diversità delle obiezioni possono mettere in difficoltà anche persone ben informate.

Per aiutare a rispondere, ecco una lista che confuta alcuni dei più comuni argomenti “scientifici”  contro l’evoluzione. Può anche aiutare i lettori a trovare ulteriori fonti di informazionie e spiega perché la scienza creazionista non ha posto nelle aule.

1. L’evoluzione è solo una teoria. Non è un fatto o una legge scientifica.
Molte persone hanno imparato alle elementari che una teoria cade nel bel mezzo di una gerarchia di certezze: è al di sopra sopra di una mera ipotesi, ma al di sotto di una legge.

Gli scienziati, però, non usano i termini in questo modo. Secondo la National Academy of Sciences (NAS), una teoria scientifica è “una spiegazione ben motivata di alcuni aspetti del mondo naturale che può incorporare fatti, leggi, inferenze e ipotesi testate”.

Per quanto convalidata, nessuna teoria diventa una legge, che è una generalizzazione descrittiva della natura.

Così, quando gli scienziati parlano di teoria dell’evoluzione – o di teoria atomica o di teoria della relatività – non stanno esprimendo delle riserve sulla sua verità.

Oltre che di teoria dell’evoluzione, cioè dell’idea di una discendenza modificata, si può anche parlare del fatto evoluzione.

La NAS definisce un fatto come “un’osservazione che è stata più volte confermata ed è accettata come ‘vera’ a tutti gli effetti pratici”.

I reperti fossili e molte altre prove testimoniano che gli organismi si sono evoluti nel tempo.

Anche se nessuno ha osservato queste trasformazioni, la prova indiretta è chiara, univoca e convincente.

Tutte le scienze si basano spesso su prove indirette.

I fisici, per esempio, non possono vedere direttamente le particelle subatomiche e ne verificano l’esistenza guardando le tracce rivelatrici che lasciano nelle camere a nebbia.

L’assenza di osservazioni dirette non rende le conclusioni dei fisici meno certe.

2. La selezione naturale si basa su un ragionamento circolare: i più forti sono quelli che sopravvivono, e quelli che sopravvivono sono considerati più adatti.
“La sopravvivenza del più adatto” è un modo colloquiale per descrivere la selezione naturale, ma una descrizione più tecnica parla di percentuali differenziate di sopravvivenza e riproduzione.

Invece di etichettare le specie come più o meno adatte, insomma, si può descrivere in che modo è più probabile lasciare molti figli in determinate circostanze.

Mettete su un isola ricca di semi una coppia di fringuelli dal becco piccolo, che impiegano poco tempo ad allevare i pulcini, e una copia di fringuelli dal becco grosso, che li alleva più a lungo.

Nel giro di poche generazioni i fringuelli “più veloci” possono controllare più risorse alimentari.

Anche se quelli dai becchi grandi schiacciano più facilmente i semi, il vantaggio è annullato dall’allevamento più lento.

In uno studio pionieristico sui fringuelli delle isole Galapagos, Peter R. Grant della Princeton University ha osservato questo tipo di cambiamenti nelle popolazioni naturali.

La chiave è che il fitness adattativo può essere definito senza fare riferimento alla sopravvivenza: i becchi grandi sono più adatti a frantumare semi, indipendentemente dal fatto che in determinate circostanze quel tratto abbia un valore di sopravvivenza.

3. L’evoluzione non è scientifica, perché non è verificabile o falsificabile. Fa affermazioni su eventi che non sono stati osservati e che non possono essere ricreati.
Questo rifiuto complessivo dell’evoluzione ignora importanti distinzioni che dividono il campo in almeno due grandi settori: la microevoluzione e la macroevoluzione.

La microevoluzione guarda i cambiamenti all’interno delle specie nel corso del tempo, le modifiche che potrebbero preludere alla speciazione, l’origine di nuove specie.

La  macroevoluzione studia come cambiano i gruppi tassonomici al di sopra del livello della specie.

I suoi dati provengono spesso dai confronti fra reperti fossili e DNA per ricostruire come possono essere correlati fra loro i vari organismi.

Oggi anche la maggior parte dei creazionisti riconosce che la microevoluzione è stata confermata da test di laboratorio (come negli studi su cellule, piante e moscerini della frutta) e sul campo (come negli studi di Grant sull’evoluzione delle forme del becco tra i fringuelli delle Galápagos).

Nel corso del tempo la selezione naturale e altri meccanismi – come i cambiamenti cromosomici, la simbiosi e l’ibridazione – possono indurre profondi cambiamenti nelle popolazioni.

La natura storica degli studi macroevolutivi comporta l’uso di inferenze a partire da fossili e DNA, e non l’osservazione diretta. Eppure, nelle scienze storiche (che includono l’astronomia, la geologia e l’archeologia, oltre alla biologia evolutiva), è ancora possibile testare le ipotesi per verificare se si accordano con le prove fisiche e se conducono a previsioni verificabili sulle scoperte future.

Per esempio, l’evoluzione implica che tra i primi antenati conosciuti degli esseri umani (circa cinque milioni di anni fa) e la comparsa degli esseri umani anatomicamente moderni (circa 100.000 anni fa), dovrebbe esserci una serie di ominidi con caratteristiche sempre meno simili a quelle delle grandi scimmie e sempre più moderne, che è proprio ciò che mostra la documentazione fossile. Inoltre non si dovrebbero  trovare – e non si trovano – fossili di umani moderni incastonati negli strati del periodo Giurassico (144 milioni di anni fa).

La biologia evoluzionistica fa abitualmente previsioni molto più raffinate e precise di queste, e i ricercatori le controllano in continuazione.

L’evoluzione potrebbe essere confutata anche in altri modi. Se potessimo documentare la generazione spontanea di una sola complessa forma di vita dalla materia inanimata, allora almeno alcune delle creature che vediamo nei reperti fossili potrebbero aver avuto origine in questo modo.

Se apparissero degli alieni superintelligenti che si attribuissero il merito di aver creato la vita sulla terra (o anche di alcune particolari specie), la spiegazione puramente evolutiva sarebbe messa in dubbio.

Ma nessuno ha ancora prodotto una simile prova.

Va notato che l’idea di falsificabilità come caratteristica definitoria della scienza è stata formulata dal filosofo Karl Popper negli anni trenta del secolo scorso.

Elaborazioni più recenti del suo pensiero hanno addolcito l’interpretazione più rigida del suo principio proprio perché eliminerebbe troppi settori di ricerca chiaramente scientifica.

4. Sempre più spesso, gli scienziati dubitano della verità dell’evoluzione.
Non c’è alcuna prova che l’evoluzione stia perdendo sostenitori.

Prendete qualsiasi numero di una rivista di biologia sottoposta a revisione fra pari, e troverete articoli che sostengono e ampliano gli studi evolutivi o che abbracciano l’evoluzione come concetto fondamentale.

Al contrario, non esistono pubblicazioni scientifiche che contestino l’evoluzione. A metà degli anni novanta, George W. Gilchrist della University of Washington consultò migliaia di riviste del settore cercando articoli sul disegno intelligente o sulla scienza della creazione.Tra centinaia di migliaia di articoli scientifici, non ne trovò nessuno.

Negli ultimi due anni, le indagini effettuate in modo indipendente da Barbara Forrest della Southeastern Louisiana University e da Lawrence M. Krauss della Case Western Reserve University sono state anch’esse senza risultato.

I creazionisti replicano che una comunità scientifica dalla mentalità chiusa rifiuta la loro testimonianza.

Eppure, secondo gli editori di “Nature”, “Science” e altre importanti riviste, sono ben pochi i manoscritti antievoluzionistici che sono stati sottoposti alle loro redazioni.

Alcuni autori antievoluzionisti hanno pubblicato articoli su riviste serie.

Quegli articoli, tuttavia, raramente attaccano direttamente l’evoluzione o avanzano argomenti creazionisti; nella migliore delle ipotesi, identificano alcuni problemi evolutivi come irrisolti e difficili (cosa che nessuno contesta).

In breve, i creazionisti non stanno dando alla comunità scientifica alcuna buona ragione per essere presi sul serio.

5. I disaccordi tra i biologi evoluzionisti mostrano la scarsa solidità scientifica dell’evoluzione.
I biologi evoluzionisti discutono appassionatamente su diversi argomenti: come avviene la speciazione, i tassi del cambiamento evolutivo, i rapporti ancestrali fra uccelli e dinosauri, se i Neanderthal fossero una specie ben distinta dagli esseri umani moderni, e molto altro ancora.

Queste dispute sono simili a quelle che si verificano in tutte le altre branche della scienza.

Tuttavia, in biologia l’accettazione dell’evoluzione come un dato di fatto e come principio guida è universale.

Purtroppo, creazionisti disonesti hanno mostrato di astrarre dal contesto i discorsi degli scienziati per esagerare e distorcere le divergenze.

Chiunque abbia familiarità con le opere del paleontologo Stephen Jay Gould sa che, oltre a essere  coautore del modello degli equilibri punteggiati, Gould è stato uno dei difensori più eloquenti e puntuali dell’evoluzione. (L’ipotesi degli equilibri punteggiati spiega la distribuzione temporale della documentazione fossile, suggerendo che la maggior parte dei cambiamenti evolutivi si verifica nell’arco di periodi geologicamente brevi, che possono comunque corrispondere a centinaia di generazioni).

Eppure ai creazionisti piace estrarre frasi dalla ponderosa opera di Gould per far sembrare che avesse dei dubbi sull’evoluzione, e presentano gli equilibri punteggiati come se permettessero la materializzazione di nuove specie durante la notte o la nascita degli uccelli da uova di rettile.

Di fronte a una citazione di un’autorità scientifica che sembra mettere in discussione l’evoluzione, insistete per vedere la dichiarazione nel suo contesto. Quasi sempre, l’attacco all’evoluzione si rivelerà illusorio.

6. Se gli esseri umani discendono dalle scimmie, perché ci sono ancora le scimmie?
Questo argomento sorprendentemente comune riflette diversi livelli di ignoranza sull’evoluzione.

Il primo errore è che l’evoluzione non insegna che l’uomo discende dalla scimmia; afferma che entrambi hanno un antenato comune.

L’errore più profondo è che questa obiezione equivale a chiedere:

“Se i bambini discendevano dagli adulti, perché ci sono ancora adulti?”

Le nuove specie si evolvono per suddivisione da quelle già esistenti, quando popolazioni di organismi restano isolate dal ramo principale della loro famiglia e acquisiscono differenze sufficienti a rimanere distinte per sempre.

Le specie parentali possono poi sopravvivere indefinitamente, o estinguersi.

7. L’evoluzione non può spiegare come è apparsa la vita sulla Terra.
L’origine della vita rimane un mistero, ma i biochimici hanno imparato molto su come si possono essere formati acidi nucleici, amminoacidi e altri elementi primigeni alla base della vita e come si sono organizzati in unità auto-replicanti e autosufficienti, gettando le basi della biochimica cellulare.

Le analisi astrochimiche suggeriscono che un bel po’ di questi composti potrebbe aver avuto origine nello spazio per poi cadere sulla Terra con le comete, uno scenario che può risolvere il problema di come questi componenti abbiano fatto la loro comparsa nelle condizioni che prevalevano quando il nostro pianeta era giovane.

A volte i creazionisti cercano di invalidare tutta l’evoluzione additando l’incapacità della scienza attuale di spiegare l’origine della vita.

Ma anche se si scoprisse che la vita sulla Terra non ha avuto un’origine di tipo evoluzionistico (per esempio, se gli alieni avessero introdotto le prime cellule miliardi di anni fa), l’evoluzione da allora in poi sarebbe comunque  robustamente confermata da innumerevoli studi microevolutivi e macroevolutivi.

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