Intervista a OscuraMente

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Riporto con piacere l’intervista integrale come mi ha fatto Maria Capone curatrice del Blog newsespressionelibri

http://newespressionelibri.wordpress.com/gianlucagiusti

Intervista a Gianluca Giusti

Intervista a Gianluca Giusti

Che l’uomo utilizzi soltanto il 10% delle potenzialità del suo cervello è una teoria attribuita agli psicologi dell’Università di Harvard, William James e Boris Sidis. Quanto c’è di vero secondo lei in questa teoria?

In ogni campo esistono sempre delle eccezioni e delle voci fuori dal coro e tali restano basti pensare che proprio alla Harvard University fanno al contrario questa particolare raccomandazione: “Di piegare cucchiai per hobby e di usare per il resto del tempo il cervello per cose più utili e produttive da fare”. In realtà si dovrebbe ogni volta capire da quale contesto viene estrapolata tale teoria. Nel caso di William James e del suo libro “The Energies of men” dobbiamo considerare che stiamo parlando di fine ‘800 quando le conoscenze del nostro cervello erano agli albori ma anche all’antropologa Margaret Mead come ad Albert Einstein sono state attribuite affermazioni simili. Per la Mead addirittura il 6%. Nel caso di Einstein era una battuta pura e semplice negli altri due casi di deduzioni ipotetiche senza nessuna evidenza o studio scientifico serio che supportasse simili percentuali. 10%, 6%. Se avessimo chiesto loro su quali test o basi neurologiche avessero estrapolato simili percentuali difficilmente avremmo avuto una risposta in grado di soddisfare i rigorosi criteri scientifici, infatti ad oggi nessun neurologo o neuropsichiatra degno di tale nome si sognerebbe mai di fare una affermazione simile a meno di non voler essere deriso da tutta la comunità scientifica internazionale.

Gianluca Giusti

Leggere con intelligenza

La teoria, formulata nel corso degli anni 1890 e testata sul percorso formativo e didattico di William James, figlio dello stesso Sidis, un bambino prodigio con un quoziente intellettivo di 250–300, condusse James ad affermare: «Stiamo facendo uso di solo una piccola parte delle nostre possibili risorse mentali e psicologiche.» 2) Non tutti gli esseri umani hanno un quoziente intellettivo così sviluppato. Ammettendo che tale teoria sia veritiera, quanto potrebbe essere stato necessario avvalersi di un ragazzo con un quoziente intellettivo di tale portata?

Qui dobbiamo fare un distinguo tra intelligenza e uso di percentuali che variano a seconda di chi le propone. Certamente esistono persone molto intelligenti e di Eccellenze nel loro specifico campo ma di quale intelligenza parliamo visto che sono diversi i tipi di intelligenza? Di sicuro il maestro Abbado recentemente scomparso era certamente “musicalmente” molto più intelligente dell’ingegnere della Nasa che ha progettato il Rover Curiosity ma dubito che il maestro potesse prenderne il posto alla Nasa. Così come l’ingegnere Nasa mai potrebbe operare qualcuno a cuore aperto e forse lo stesso ingegnere bravissimo nei disegni magari si perde alla compilazione di un bollettino postale o nel fare la spesa al supermercato e via discorrendo… eppure tutti usano la stessa quantità del loro cervello. L’intelligenza è la capacità di organizzare i pensieri in un certo modo, di porsi le domande giuste e di qualità al momento giusto, inoltre l’intelligenza è di base la capacità di trovare soluzioni unita alle capacità di adattamento alle situazioni del momento. Come cerco di spiegare bene nel mio libro la differenza non è nella quantità ma in sottile gioco di qualità con cui uso o mi abituo a usare il mio cervello. Indipendentemente dalle doti innate, ognuno di noi può migliorare e migliorarsi alla grande.

Come è stato possibile stabilirne addirittura una percentuale?

Semplicemente non è stato possibile, sono numeri a caso. Le percentuali non esistono. Dire il 10% 0 il 72,5% è la stessa cosa dal momento che non esiste un 100. Noi usiamo tutto il nostro cervello se poi vogliamo dire che usiamo il 100% facciamolo. Che differenza dovrebbe esserci tra chi usa il 10% e il 13%? Chi lo ha stabilito ma soprattutto come è arrivato a stabilirlo? Dove ha pubblicato le sue ricerche e a quali congressi presentato i suoi dati? Non scomodatevi a cercare l’ho fatto io per voi e i risultati sono Zero. Chi sostiene che è la scienza a dire che usiamo solo il 10% dice una castroneria in piena regola, potrebbe allo stesso modo sostenere che è la scienza a dire che la Terra è piatta. Se sentite un affermazione simile siete autorizzati a regalargli il 100% del vostro miglior pernacchione. In realtà ci sono alcuni elementi fuorvianti che presento nel libro e possono aiutare a capire da dove deriva questa bislacca teoria. Questi elementi aiutano il lettore a capire in modo semplificato ma preciso alcune funzioni peculiari del nostro cervello e conoscere un po’ meglio quello che abbiamo nella nostra scatola cranica.

Ritengo che le funzioni del cervello siano molto complesse e che non sia così facile rilevare gli effetti causati da un danno. Abbiamo raggiunto tecnologie tali da rilevarle?

Certamente, infatti chi usa meno del suo cervello sono le persone con deficit cognitivi, malattie invalidanti oppure dopo incidenti o ictus. Tecnologie? Più di una: Scansione PET (tomografia a emissione di positroni), FMRI (risonanza magnetica funzionale) MEG (magnetoencefalografia), FERC (misura del flusso ematico celebrale) mentre il Single Unit Recording studia le soglie elettrofisiologiche di un singolo neurone. Queste tecniche ci dicono molte cose non solo sui danni cerebrali dopo un insulto ma anche come il nostro cervello lavori nella sua piena totalità.

Come pensa sia possibile interrogarsi sull’effettiva funzione e potenzialità del nostro cervello?

Si è mai provato a pensare a quello che l’uomo ha fatto nei suoi pochi millenni di presenza su questo pianeta o forse è sfuggito il fatto che scesi dagli alberi siamo arrivati a “galleggiare” su una stazione spaziale permanente. Si chiama evoluzione ed è un processo graduale ma inesorabile magari oggi accelerato ma che esiste da sempre e rende l’uomo una creatura unica. La potenza del nostro cervello è tutta qui, dall’invenzione della ruota al Saturno 5 che ha portato i primi astronauti sulla Luna il percorso è lo stesso, non percentuali in più ma pensieri di qualità in più e più domande di qualità in più che hanno permesso di trovare le soluzioni ogni volta a problemi sempre nuovi.

Possono esserci realmente nel nostro cervello delle aree inutilizzate?

In realtà chi vuol far credere questo (ed è uno dei temi centrali del libro) sta per venderci la solita fuffa che chi usa percentuali maggiori del suo cervello, o accede a aree o zone nascoste, è perché dotato di poteri psichici in grado di fargli piegare i metalli, muovere i bicchierini, parlare con i trapassati, per telepatia o prevedere il futuro. Proviamo a domandarci perché sostengo esattamente questo. Perché invece non si dice mai che Stephen Hawking o William Shakespeare, due geni nei rispettivi campi, sono arrivati a tali livelli di per un uso di percentuali maggiori. Nel secondo caso siamo di fronte all’eccellenza nella “normalità”, nel primo si vogliono giustificare poteri psichici che non esistono prendendo spunto da teorie campate in aria. Quando mi sono giustificato sono a posto e se la mia giustificazione non viene contestata posso far credere quello che voglio compreso di avere poteri straordinari. La vittima predestinata sarà proprio colui/lei che crede che tutto questo sia vero. Peccato che dopo 130 anni di controlli non sia stato certificato un caso che sia uno di soggetti dotati di poteri Paranormali. In realtà tornando alle cose serie se non sviluppo mai le mie doti musicali queste resteranno inespresse, come quelle di scrittura o matematiche ma ancora una volta la questione non è di percentuali ma di qualità. Nel libro indico al lettore come l’auto miglioramento passa proprio nelle cose che ognuno di noi è in grado di fare quotidianamente. Leggere, documentarsi, imparare cose nuove. Una nuova lingua o una nuova capacità manuale tanto per fare esempi danno molta qualità al nostro cervello, creano nuovi percorsi neuronali modificano la sua struttura interna e ci rendono particolarmente reattivi. Ricordatevi sempre che l’intelligenza è nulla senza la conoscenza, anche il più intelligente del mondo in Cina, solo come un cane, senza sapere il cinese avrà non pochi problemi da risolvere ma è probabile che essendo in grado di farsi le giuste domande sia altrettanto in grado di trovare anche le migliori soluzioni. Come ho detto in un’altra intervista la parola magica è Imparare e non Abracadabra.

E se così fosse le altre, quelle non utilizzate per intenderci, non tenderebbero ad atrofizzarsi formando degli svuotamenti visibili nelle diverse zone del nostro cervello?

Ottima domanda! Infatti è esattamente così, avremmo un cervello più piccolo perché per un processo evoluzionistico la nostra natura ha imparato a non sprecare. Il nostro cervello consuma ossigeno e brucia energia o questo porta risultati o viene ridotto o eliminato. È normale pensare a noi come nati qualche anno fa ma in realtà siamo una specie che comincia avere qualche “secolo” di anzianità, siamo sopravvissuti agli ambiente più estremi grazie ad una grande capacità di adattamento e il cervello ha seguito il processo evolutivo aumentando di dimensioni. Le tecniche citate prima dimostrano che non esistono aree “atrofizzate” (a meno che non siano state lesionate ma malattie o incidenti) ma che tutto il cervello è responsivo e in grado di attivarsi in ogni sua parte.

“OscuraMente” è il titolo del suo ultimo libro pubblicato. Il lettore che cosa deve aspettarsi di leggere?

Un testo unico nel suo genere su un argomento abusato e molto raramente contestato. Come è nato questo mito e cosa dice la scienza in merito. Perché viene usato a uso pro “poteri psichici” e come difendersi da chi vuol far credere di possederli. Come in realtà il miglioramento personale sia alla portata di tutti e come difendersi da persuasori occulti e fuffari di ogni tipo. Come comunicare meglio con gli altri e con noi stessi tramite domande di qualità ricordando sempre che domande di qualità portano anche a una vita di qualità. I vari argomenti sono scritti con un linguaggio semplice e divulgativo alla portata davvero di tutti.

Troveremo finalmente delle risposte obiettive e veritiere?

Io non esprimo giudizi personali ma riporto quello che dice la scienza in merito. Credo, questo si, nel metodo scientifico sperimentale ma non per ripicca verso nessuno ma perché è il metodo che consente il progresso, di essere verificabile da tutti e rimesso in discussione in caso di errori. È davvero strano che chi pensa di usare più del 10% del suo cervello si limiti a piegare un cucchiaio e di chi solo il 10 scopra invece come funziona il mondo, già solo per questa semplice riflessione credo che il libro meriti una attenta lettura.

Per scrivere questo libro sicuramente avrà dovuto fare delle ricerche focalizzate sul conquibus che affascina da sempre l’essere umano e la scienza in particolare: il cervello umano. Si arriverà finalmente a leggerne i pensieri?

Certamente, quello che ha fatto scattare la molla è stato proprio quello che ogni tanto mi capita di leggere e sentir dire, vale a dire che è la scienza a dire che usiamo solo il 10% del nostro cervello, oppure che dalle ultime ricerche.. Scienza? Ricerche? Ma quando mai. Mi sono più che documentato e non ho trovato proprio nulla che avvalorasse simili teorie, aiutato in questo anche dal mio vecchio back ground di informatore medico scientifico in psichiatria. Sulla lettura del pensiero è difficile da ipotizzare adesso, un po’ come dire se un giorno saremo in grado di colonizzare la Galassia. Ad oggi non sono in grado di dirlo ma se ci arriveremo non sarà un bel momento, spero intervenga prima il garante sulla privacy.

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