Intervista di Pagine a colori

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Intervista: Gianluca Giusti ha una carriera interessante alle spalle.

Grazie a Parole a colori per questa intervista.

Nato a Montecatini Terme, si è iscritto all’Isef per poi realizzarsi professionalmente nell’ambito dell’informazione scientifica del farmaco in ambito psichiatrico ed entrare, ben presto, a far parte del gruppo “Johnson & Johnson”.

In seguito ha deciso di cimentarsi nella scrittura: la sua prima opera “OscuraMente”, nella quale ha messo alla prova le sue competenze scientifiche, è stata pubblicata da Errekappa Edizioni nel 2013. In questo libro ha offerto al pubblico le risposte alle numerose domande che, spesso, ci si pone sulle qualità del cervello umano. Ne usiamo solo una parte? Sarà vero che alcune persone hanno facoltà mentali maggiori rispetto ad altre? Che qualcuno possa addirittura avere poteri paranormali o affini? 

Intervista

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La sua opera successiva, invece, è di tutt’altro genere, ma altrettanto interessate. In “Cuba, istruzioni per l’uso” (La Caravella Editore), Giusti ha raccontato una sua indimenticabile esperienza di viaggio. Ma in questa intervista parleremo anche della sua ultima fatica letteraria, “Qualcosa non torna”, fresca di stampa.

Salve Gianluca, ti ringrazio di aver accettato questa intervista su Parole a Colori.

Ti chiedo subito, cosa ti ha spinto a scrivere la tua prima opera, “OscuraMente”?
Innanzitutto un saluto ai vostri lettori e un sincero grazie a te per questa intervista. La spinta è nata dal fatto che spesso, troppo spesso, si sente dire questa roba secondo cui useremmo solo un 10% del nostro potere mentale. Ad alcuni privilegiati, invece, sarebbe concesso un uso maggiore di queste facoltà, consentendogli così di piegare metalli, parlare con gli spiriti, far volare tavolini a piacimento e tante altre belle cose. Non solo, secondo certi autori, sarebbe la scienza a confermare questa percentuale. Peccato che la scienza sostenga invece l’esatto contrario! La percentuale del 10% nasce da fraintendimenti storici. Il 10% non esiste come non esiste il 100, noi usiamo tutto il nostro cervello. Se poi vogliamo chiamare il tutto 100, ok. Ho provato a cercare dei libri che chiarissero una volta per tutte questa bufala, ma a parte degli articoli qua e là e un piccolo paragrafo in un libro che parla dei miti della mente in generale, non ho trovato nulla. Da qui la decisione di scriverlo io. In questo periodo è uscito nelle sale Lucy, un film con Scarlett Johansson e Morgan Freeman dove il filo conduttore è proprio quello del 10% dei privilegiati con poteri mentali superiori. Chi avesse delle curiosità in merito o dubbi ancora irrisolti troverà tutte le risposte in “OscuraMente”. Il resto sono film o bufale gigantesche.

Insomma secondo te non è vero che usiamo solo una parte delle facoltà mentali di cui disponiamo?
Assolutamente no! Si confonde purtroppo potere mentale con progresso. Noi siamo esseri intelligenti che solo due milioni di anni fa vivevano sugli alberi, oggi viviamo su una stazione spaziale orbitante. In termini universali due milioni di anni sono meno di due nano secondi sulla Terra. Il cervello si è evoluto e ingrandito seguendo la nostra evoluzione. Le nostre facoltà mentali e le nostre conoscenze ci danno tutto quello che abbiamo e avremo nei prossimi anni. Ma non è possibile avere tutto subito. Guarda caso come nessun astronomo crede nell’astrologia, nessun neuroscienziato crede a poteri nascosti nei meandri della mente. Perché allora le persone fanno cose assurde o stupide come domandarsi se non stiano usando davvero solo una minima parte del loro cervello? Rispondo a questa domanda in OscuraMente e nel libro in lavorazione dove parlo anche della eugenetica dell’intelligenza, ma giusto per precisare: tutto quello che riguarda il comportamento, valori e credenze, seguono leggi di tipo culturale che possono avere delle ragioni spesso incomprensibili ma che non c’entrano nulla con la pseudoscienza dell’uso del 10% soltanto delle nostre potenzialità. Idem per lo stato d’animo che in certe condizioni può davvero farci agire in modo assurdo da far sembrare che di cervello ne stiamo usando davvero poco.

Credi sia possibile che determinati soggetti abbiano dei poteri particolari con i quali sono in grado di spostare oggetti o addirittura gestire facoltà soprannaturali?
In 120 anni di studi e ricerche, non è mai stato confermato nessun caso, neanche uno. Ogni volta che è stata fatta un’analisi di tipo scientifico i presunti soggetti dotati di poteri extrasensoriali sono “magicamente” tornati a essere soggetti normali. Ricordate: controllo 0, fenomeni 100; controllo 100, fenomeni 0.

Qual è stata la risposta del pubblico a questa tua prima opera?
Per essere un signor nessuno e aver pubblicato con Errekappa, una piccola casa editrice (non a pagamento, cosa che ci tengo a dire), buoni. La mia editrice è soddisfatta e OscuraMente è il best-seller delle pubblicazioni in catalogo.

Ora passiamo a parlare di “Cuba, istruzioni per l’uso”. Raccontaci questa tua esperienza letteraria. È stata la conseguenza di un viaggio intrapreso oppure il contrario?
È un’esperienza di vita più che un singolo viaggio. Mia moglie è cubana, siamo sposati da 17 anni e questo mi ha portato a conoscere Cuba non solo geograficamente, ma in tutti i suoi piccoli e grandi spaccati sociali, in tutte le sue bellezze e incredibili, ma comprensibili, contraddizioni. Il mio libro è un manuale on the road, dove oltre ai luoghi è possibile leggere e conoscere quella che è la vera vita di Cuba e i suoi pittoreschi retroscena.

Infine, passiamo all’opera più recente, uscita a settembre, dal titolo “Qualcosa non torna”. Cosa racconti in quest’opera e da dove nasce il titolo?
Parlo di religione, paranormale religioso e paranormale in generale. Il titolo nasce proprio da tutte quelle cose che spesso diamo per scontate ma che a un esame più attento fanno nascere la classica espressione: qualcosa non torna. Diamo per scontato che i Vangeli siano stati scritti da testimoni presenti ai fatti, che la Sindone abbia davvero avvolto il corpo di Gesù, che la macchia nel muro sia qualche santo venuto a farci visita, che qualcuno abbia fatto una capatina in Paradiso e sia tornato a raccontare, che il diavolo entri quando vuole nei nostri poveri corpi, che siamo nati sotto un segno zodiacale, che gli alieni visitino da decenni il nostro pianeta e così via. Ce ne sono di cose che non tornano! Nel libro però non mi permetto di giudicare o di affermare, soprattutto in ambito religioso, cosa è vero e cosa non lo è. Non sono nessuno per farlo e non avrei nemmeno le competenze. Quello che faccio invece è portare il lettore a riflettere. È lui il vero protagonista ed è lui che risponde alle domande che nascono affrontando in successione i vari argomenti. È il lettore che alla fine del libro deve decidere in autonomia a cosa credere e a cosa non credere, cosa lo convince e cosa meno, se la sua fede è solida oppure se certe riflessioni lo portano a riconsiderarla o a riconsiderarla in alcuni aspetti. Nel libro ci sono molte risorse e un’enorme bibliografia alla quale il lettore può far riferimento per completare il percorso e saperne ancora di più su ogni singolo argomento proposto.

In che genere collocheresti le tue tre opere, in ordine di pubblicazione?
“OscuraMente” e “Qualcosa non torna” come saggi. “Cuba istruzioni per l’uso”, invece, è molto più che non una semplice guida di viaggio: è un esauriente manuale on the road.

Infine, cosa vorresti dire al pubblico che ancora non conosce le tue opere? 
Se volete essere non solo lettori ma protagonisti del libro che state leggendo, nelle mie opere questo è possibile. Io non scrivo per me stesso ma per chi mi legge. Il linguaggio è scorrevole e ironico, gli argomenti, anche quelli apparentemente difficili, sono scritti in modo da essere compresi da chiunque. Interagiamo continuamente, il lettore e io, e avere un’interazione con l’autore credo sia un privilegio che pochi scrittori concedono. Poi mi potete contattare in qualunque momento, via Facebook o tramite il mio sito. Fatelo! Mi farà piacere scambiare quattro chiacchiere con voi. Raccomando solo buone maniere ed educazione. Se poi non siete sempre d’accordo con me, cosa che mi aspetto, mandatemi pure a quel paese ma, per favore, senza parolacce.

Grazie ancora per questa piacevole opportunità

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