La corretta frequenza di un esame come la mammografia

Mammografia
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Mammografie, quanto spesso?

50 anni di studi per cominciare a capirlo.

Il dibattito sulle tempistiche delle mammografie, e sugli effettivi benefici di effettuare controlli più frequenti e regolari, non è certo nuovo.

Uno studio della Harvard Medical School e del Brigham and Women’s Hospital ha raccolto i risultati di 50 anni di ricerche internazionali, che hanno valutato benefici e svantaggi degli screening mammografici: ne è emerso che se i lati positivi sono sopravvalutati, le possibili conseguenze negative vengono invece sottostimate.

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Gli autori dello studio riportano che la stime, per quanto riguarda la riduzione del tasso di mortalità per tumore al seno grazie agli screening, è di circa il 19%.

Per le donne tra i 40 e i 50 anni si riduce al 15%, per quelle tra i 60 e i 70 arriva invece fino al 32%.

I benefici che ogni singola donna può trarre dagli screening, tuttavia, dipendono sensibilmente dalla propria storia personale e familiare, e dai conseguenti rischi soggettivi di sviluppare o meno un tumore al seno.

Per questo motivo, secondo gli esperti, sia i medici che le pazienti necessitano di più informazioni e consapevolezza per poter individuare quello che è l’approccio allo screening più adatto a ogni donna.

Benefici e rischi

Secondo quanto riportato sul paper, pubblicato su JAMA, l’American Cancer Society ha stimato che nel 2014, negli Stati Uniti, saranno circa 40.000 le donne a morire di cancro al seno. Nel 2009 lo U. S.

Preventive Service Task Force (USPSTF) aveva invece ritrattato le precedenti raccomandazioni, che suggerivano di sottoporsi a screening mammografici ogni uno o due anni dopo i 40 anni.

Basandosi sui dati, che mostravano come il rapporto tra benefici e rischi dello screening fosse più alto nelle donne sopra i 50 anni – che si sottoponevano a controlli meno frequenti – ha raccomandato di sottoporsi ai controlli non più spesso di una volta ogni due anni, a partire dai 50.

Queste linee guida non sono state comprese del tutto né dalla comunità medica né dalle pazienti, soprattutto in quanto i dati sulle mammografie che le hanno seguite non mostrano significativi cambiamenti rispetto agli anni precedenti.

“Quello che spiego alle mie pazienti è che lo screening mammografico non è un test infallibile”, spiega Nancy Keating, co-autrice dello studio.

“Alcuni tumori possono non essere riconosciuti, ci sono persone che moriranno di cancro al seno a prescindere dall’avere effettuato i controlli o meno, e un piccolo numero di donne che avrebbe dovuto morire si salverà invece grazie agli screening”.

La mammografia purtroppo porta con sé degli aspetti negativi, sperimentati da tutte le donne che vi si sottopongono, non solo da quelle che ne beneficiano.

Secondo gli esperti, su 10.000 donne tra i 40 e i 50 anni che annualmente si sottopongono allo screening per dieci anni, circa 190 si vedranno diagnosticare un tumore al seno.

Di queste 190, le stime riportate dallo studio prevedono che circa 5 riusciranno a sopravvivere principalmente grazie allo screening, mentre 25 moriranno a prescindere dall’averlo fatto o meno.

Fortunatamente il resto delle pazienti sopravviverà, grazie agli ultimi progressi nell’ambito delle terapie per il cancro.

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