La Sindone e i sui misteri

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Che cos’è davvero la Sindone?

Il 19 aprile comincia una nuova ostensione della Sindone. Si tratta di una vera reliquia?

La Sindone di Torino è uno degli oggetti più discussi della storia umana.

Per moltissimi cristiani, anche fuori dal Cattolicesimo, il lenzuolo di lino è sacro perché porterebbe impressa l’immagine della salma di Gesù, e per questo periodicamente avvengono le ostensioni: la Sindone viene prelevata dalla Tribuna reale del Duomo di Torino ed esposta pubblicamente ai milioni di fedeli che riempiono ogni volta la città.

Sindone

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Le forti emozioni dei fedeli di fronte all’oggetto non sono minimamente in discussione, ma la Sindone è davvero una reliquia cristiana?

Per essere tale un oggetto non deve essere solo un simbolo, ma essere parte delle spoglie o almeno essere stato a contatto con una persona in carne e ossa, considerata divina.

Da decenni è noto che non può essere questo il caso e persino la Chiesa Cattolica, ufficialmente, considera la Sindone come un’icona, cioè un oggetto di devozione, non una testimonianza fisica delle spoglie mortali di Gesù.

Avanti Savoia
Non ci sono tracce storiche della Sindone prima del medioevo.

Il lenzuolo compare in Francia, a Lirey, tra 1353 e 1356. Il primo proprietario accertato è stato il cavaliere Geoffrey de Charny, che la affidò ai monaci della canonica che aveva fondato nel villaggio.

La prima ostensione pubblica dovrebbe essere avvenuta nel 1355 e la canonica divenne un importante luogo di pellegrinaggio. L’autenticità della presunta reliquia fu però immediatamente messa in discussione da Henri de Poitiers, vescovo della vicina Troyes, che alla fine ne proibì il culto.

Il divieto fu aggirato solo grazie all’intervento dell’antipapa Clemente VII. Alla fine del secolo il nuovo vescovo, Perre d’Arcis, proibì di nuovo l’ostensione, argomentando in un memoriale che la reliquia non era altro che un dipinto e che il vescovo de Poitiers a suo tempo aveva addirittura scoperto l’autore.

Ma l’antipapa garantisce di nuovo il permesso con delle bolle papali, alla condizione che i canonici dichiarassero “ad alta e chiara voce, per far cessare ogni frode” che la Sindone era una raffigurazione, e non del vero sudario di Cristo.

Nel Medioevo l’industria della fabbricazione delle reliquie era fiorente, e se non fosse per l’intervento papale nella discordia fin qui la storia della Sindone di Torino non sarebbe così unica: si trattava solo di uno dei tanti presunti sudari di Cristo in circolazione al tempo.

Ma quando l’oggetto rientrò in possesso di Marguerite de Charny, che nel 1452 ne fece dono a Ludovico di Savoia (in cambio di un castello), la storia della Sindone prende una piega anche politica.

Nel 1578, Emanuele Filiberto sposta il sudario da Chambéry a Torino e si afferma nella città una tradizione di ostensioni promosse dalla dinastia che regnerà in Italia.

Con la morte di re Umberto II nel 1983 la proprietà della Sindone passò infine, per volontà testamentaria, alla Santa sede.

La datazione al radiocarbonio e le polemiche
Le fonti storiche da sole bastano a collocare l’origine della Sindone al Medioevo, ma sull’oggetto sono anche state eseguite diverse analisi.

La più famosa è la datazione al radiocarbonio eseguita nel 1988 e i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature. Gli esperimenti furono rigorosi: tre tra i maggiori laboratori specializzati (Tucson, Oxford e Zurigo) datarono indipendentemente dei campioni del sacro lino.

Complessivamente i dati raccolti indicarono che il tessuto risale a un periodo compreso tra il 1260 e 1390 dopo Cristo, in pieno accordo con la datazione ricavata in base alle fonti storiche.

Il cardinal Ballestrero, che insieme al professor Luigi Gonnella del Politecnico di Torino aveva scelto i laboratori, dichiarò:

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