Più grande non vuol dire più intelligente

Più grande
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Perché un cervello più grande non indica maggiore intelligenza.

Per quale motivo alcune persone hanno il cervello più grande di altre?

E perché non sono necessariamente più intelligenti?

Ecco svelati alcuni segreti sulle nostre abilità mentali.

Alcune delle persone che hai attorno mentre leggi questo articolo hanno molto probabilmente il cervello più piccolo del tuo.

Ma aspetta a riempirti d’orgoglio: ciò non significa che tu sia più intelligente di loro.

Più grande non vuol dire più intelligente.

Più grande

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I dati parlano chiaro: questo organo straordinario che abbiamo dentro la testa può arrivare a misurare 1.300 centimetri cubi, così come limitarsi a poco più di 1.000, a seconda dell’età, del sesso, e di un’ampia gamma di variabili (alcune probabilmente ancora inesplorate).

Ma l’intelligenza, cioè la nostra capacità di capire, apprendere ed elaborare concetti, non è necessariamente proporzionale alle sue dimensioni, o meglio, dipende piuttosto dalla sua organizzazione.

E in particolare da quanto sono estese le sue connessioni.

Facciamo velocemente il punto per capirne di più.

Cervelli più o meno grandi: il mondo animale
La relazione tra taglia del cervello e intelligenza è una questione che si è molto dibattuta nell’ambiente scientifico, e che ancora oggi è oggetto di studio.

Noi esseri umani siamo sempre stati portati a credere che le nostre eccezionali doti cognitive rispetto al resto del mondo animale fossero connesse alla massa consistente del nostro cervello e al numero di cellule nervose, se non altro in relazione con le dimensioni del nostro corpo.

Ma come la mettiamo con le balene e gli elefanti, che hanno il cervello decisamente più grande del nostro (e quindi molti più neuroni)?

O semplicemente con i topi, che hanno il nostro stesso rapporto tra volume del corpo e quello del cervello?

O ancora, con alcune specie di uccelli, che hanno il cervello, in proporzione al corpo, ancora più voluminoso?

Per provare a dare una spiegazione coerente gli antropologi hanno costruito un ulteriore parametro di misura del cervello, il cosiddetto quoziente di encefalizzazione, una stima dell’intelligenza basata sul rapporto tra la massa del cervello e quella che ci si aspetterebbe di trovare in un tipico organismo della stessa specie e taglia.

L’essere umano, in questo modo, passa al primo posto, seguito dal delfino, dalle scimmie (e, solo dopo, dai topi). E questo, nonostante siano necessarie alcune alcune approssimazioni, è coerente con la classifica delle abilità dimostrate da ciascuna specie animale.

Ma cosa succede quando parliamo di correlazione tra massa (o peso) del cervello e intelligenza all’interno della spessa specie?

Valgono ancora queste regole?

E, soprattutto: perché tra gli esseri umani ci sono cervelli più grandi (o più piccoli) di altri?

Stessa specie, cervelli diversi: i fattori coinvolti
Le diverse dimensioni del cervello tra animali della stessa specie hanno perlopiù un’origine genetica.

Alcuni studi condotti con la risonanza magnetica su coppie di gemelli identici (che condividono quindi una larga fetta di dna), hanno infatti riportato forti analogie riguardo la massa cerebrale.

Studi diretti sul dna hanno inoltre dimostrato che l’espressione di alcuni geni condiziona in maniera significativa lo sviluppo cerebrale: dal gene che, se mutato, induce l’accrescimento del cervello nei topi a quello che, invece, è presente nelle persone affette da microcefalia, una condizione genetica che causa un crescita anomala del cervello e del cranio, fino a quello che invece calibra le proporzioni delle diverse porzioni che lo compongono.

Così come studi più recenti, condotti su vaste aree del tessuto cerebrale, hanno invece identificato dei fattori che ne provocano l’atrofia, cioè che ne riducono le dimensioni, come succede in alcuni disturbi neurologici come la demenza e l’Alzheimer.

Ma non è tutta questione di geni: le differenze di volume nel cervello di due nuovi nati possono essere evidenti sin dalla nascita, ma esse saranno poi condizionati anche da variabili ambientali, soprattutto nei primi anni di vita, quando il cervello praticamente quadruplica, raggiungendo più o meno il 95% di quello che sarà in età adulta.

Intelligenza: una questione di link, più che di massa
Ma da cosa dipende allora l’intelligenza?

Stando alle ricerche più recenti, sembra che sia il coordinamento, più che il volume del cervello, a dettar legge.

E, in particolare, la funzionalità e la complessità delle sue sinapsi, le giunzioni che permettono ai neuroni di comunicare l’uno con l’altro, e che vengono indagate a livello molecolare.

Sul fronte dell’intelligenza, insomma, il cervello appare molto più interessante se esplorato attraverso l’oculare di un microscopio, piuttosto che nel suo assetto globale.

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