Prossime elezioni Usa ma quanto deve essere intelligente un presidente?

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Quanto dev’essere intelligente un presidente degli Stati Uniti?

A ogni elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti, oltre oceano si discute del grado d’intelligenza dei candidati e su quali dovrebbero essere le capacità cognitive dell’eletto.

Una tesi diffusa sostiene che troppa intelligenza può essere uno svantaggio, ma alcuni studi scientifici, in buon accordo con le valutazioni storiche, indicano che la statura politica degli inquilini della Casa Bianca è proporzionale alla loro intelligenza.

I presidenti migliori sono i più intelligenti? La questione viene accesamente discussa ogni volta che si avvicinano le elezioni presidenziali degli Stati Uniti.

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Nel 2004, l’ex redattore capo del “New York Times” Howell Raines chiese: “Qualcuno in America dubita che Kerry abbia un quoziente intellettivo superiore a quello di Bush?”

E l’opinionista conservatore Steve Sailer ribatté che senza dubbio era Bush ad avere il QI più elevato, riferendosi riferiva ai punteggi ottenuti dai due candidati nell’Armed Services Vocational Aptitude Battery, un test simile a quello utilizzato per valutare il QI che l’esercito usa per sapere se um soggetto è qualificato per l’arruolamento.

Per le prossime elezioni del 2016, il dibattito sul QI è già iniziato. Hillary Clinton, favorita per la candidatura democratica  è “abbastanza intelligente da gestire l’incarico” e “potrebbe avere un QI più elevato di quello di Bill”, mentre tra i pretendenti repubblicani Jeb Bush “è il fratello intelligente” e Ted Cruz svetta come “il candidato più intelligente di tutti”.

E se il governatore del Wisconsin Scott Walker può non essere il candidato più intelligente, “ i nostri presidenti più intelligenti sono stati spesso i nostri presidenti peggiori”.

Sulla relazione tra QI e successo alla Casa Bianca esistono tre posizioni prevalenti. La prima è che quanto più il presidente è intelligente, tanto più sarà valido.

In linea con questa teoria, Gary Hart, senatore degli Stati Uniti ed ex candidato alla presidenza, sostiene che una parte gran del successo di un presidente è legato alla scelta di persone intelligenti per le posizioni cruciali: “Occorre una mente brillante, perfezionata dallo studio, dai viaggi, dall’esperienza, e dall’esposizione a idee diverse e tra loro opposte per riuscire a sviluppare una corretta capacità di giudizio e per sapere a chi affidarsi per i problemi più complessi”.

La seconda teoria è che per essere presidenti basta essere abbastanza intelligenti. L’idea sottostante è che il QI è una variabile a soglia, che perde il suo valore predittivo oltre un certo livello.

Malcolm Gladwell ha esposto il suo punto di vista nel libro Fuoriclasse (Mondadori, 2010): “La correlazione tra successo e QI è valida solo fino a un certo punto.

Una volta raggiunto un QI oltre 120, valori superiori non sembrano tradursi in alcun vantaggio reale misurabile”. (Il QI medio per la popolazione generale è 100; un QI di 120 è nel novantunesimo percentile).

La conclusione è che il presidente potrebbe in realtà essere troppo intelligente, perché, per esempio, non riesce a comunicare a un livello comprensibile per colleghi ed elettori meno intelligenti.

Secondo un’analisi, questo è il problema del presidente Obama: “Il presidente Obama è troppo intelligente perché i repubblicani lo possano capire”.

Questa idea mette più enfasi sulle capacità di relazione interpersonale che sull’intelligenza. Il presidente è qualcuno con cui vorresti bere una birra, o con cui vorresti andare a giocare a bowling.

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