Il flusso canalizzatore delle bufale scientifiche

Bufale scientifiche
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Le bufale scientifiche più famose

Un repertorio davvero straordinario

Nei giorni scorsi Nature ha ritirato due studi che presentavano un nuovo metodo per ottenere facilmente cellule staminali.

Bufale scientifiche

Bufale scientifiche

È l’ultima di una lunga lista di bufale scientifiche emerse negli ultimi anni.

Ecco le più famose

Il caso degli studi scientifici sulle staminali ritirati da Nature negli scorsi giorni porta nuovamente sotto i riflettori uno dei maggiori problemi della scienza moderna: quello delle bufale.

Nonostante le precauzioni prese dal mondo scientifico, il peer review, l’impact factor delle riviste, il vincolo della riproducibilità degli esperimenti scientifici, i casi di frodi scientifiche negli ultimi anni non accennano infatti a diminuire.

Al contrario: sembrano in continuo aumento. Qualche esempio?

Staminali con bagno acido.

È solo l’ultimo caso nella lunga storia delle bufale scientifiche, ma è un esempio piuttosto indicativo.

Il 30 gennaio su Nature appaiono due studi realizzati da un team di ricercatori giapponesi e americani, che sembrano dimostrare come sia possibile ottenere cellule staminali pluripotenti immergendo delle cellule animali adulte in un semplice bagno acido.

Elegante ed efficace, il metodo prometteva cellule staminali in quantità, a disposizione di tutti i ricercatori per sviluppare nuove terapie, sostituire le cellule danneggiate o far crescere nuovi organi per malati e feriti.

Un bel sogno, ma niente più, come hanno dimostrato ben presto le critiche piovute da più parti, e i tanti collaboratori che hanno iniziato ad abbandonare la barca di Haruko Obokata, ricercatrice del Riken Center for Developmental Biology che aveva ideato il metodo.

Lo scontato epilogo nei giorni scorsi, quando Nature ha deciso di ritirare i due paper, dopo che la stessa Obokata aveva ormai di fatto ammesso la bufala.

Stamina. Non siamo certi che si possa qualificare come una bufala scientifica, visto che di scientifico in senso stretto ha ben poco, e l’unico studio pubblicato fino ad oggi, essendo un case report, difficilmente potrà essere sbugiardato o ritirato.

Non potevamo però escludere il metodo di Vannoni da questa lista, visto che tocca da vicino il nostro Paese, e su Wired abbiamo seguito tutti gli sviluppi, giudiziari e non, della vicenda.

Il caso, che sicuramente conoscete tutti, è comunque ancora in pieno svolgimento, visto che siamo in attesa del parere che dovrà esprimere il nuovo comitato scientifico voluto dal Ministero della Salute, e che intanto, nonostante lo stop deciso dagli Spedali Civili di Brescia, diversi giudici stanno ordinando di riprendere le cure con il misterioso cocktail di staminali ideato da Vannoni. L’epilogo, per quanto scontato, sembra dunque ancora lontano.

E-Cat. Atra vicenda tutta italiana è quella dell’E-Cat, o Energy Catalyzer, dispositivo ideato dal filosofo e ingegnere dilettante Andrea Rossi, e sponsorizzato scientificamente dal defunto fisico Sergio Focardi.

Secondo i due, il dispositivo inventato da Rossi sarebbe capace di realizzare la fusione fredda tra atomi di idrogeno e nichel, producendo dalla reazione rame, e una quantità di energia superiore da 5 a 400 volte a quella immessa.

Energia pulita a disposizione di tutti. Nonostante il dispositivo sia già in vendita, non esiste però nessuna prova scientifica della sua efficacia.

Il paper in cui viene descritto il suo funzionamento è stato pubblicato infatti su una banca dati priva di peer review, e nessuno scienziato indipendente ha mai potuto verificare i calcoli di Rossi. Sono passati anni dall’annuncio della fusione fredda, e le bollette dell’elettricità continuano a costarci care.

Qualcosa vorrà dire, no?

Fissione piezonucleare. In questo caso, il presupposto scientifico è ancora più creativo. Utilizzando opportune sollecitazioni meccaniche (spaccando rocce contenenti ferro, e sottoponendo il torio ad utlrasuoni) è possibile ottenere un processo di fissione nucleare, far cioè decadere gli atomi degli elementi in altri più stabili, generando energia.

A sostenere l’ipotesi è Alberto Carpinteri un ingegnere esperto di scienza delle costruzioni. Insieme ad un piccolo gruppo di collaboratori, Carpientieri ha effettivamente pubblicato diversi lavori sul piezonucleare, ma nei rari casi in cui questi hanno superato il vaglio della peer review, la risposta della comunità scientifica è sempre stata negativa.

Il mondo della fisica inoltre si schiera compatto contro la teoria del piezonucleare, perché, banalmente, violerebbe il principio della conservazione dell’energia.

Questo non ha impedito però a Carpentieri di diventare presidente dell’Istituto nazionale di ricerca in metrologia (Inrim) nel 2012, e di portare avanti i suoi sperimenti, pagando con i soldi pubblici.

Quando si è diffusa la notizia, oltre mille ricercatori hanno firmato un appello, chiedendo al Ministero di fermare l’ingegnere, che è stato effettivamente destituito nel dicembre del 2012.

Vaccini e autismo. Si tratta di una bufala ormai decennale, che continua però a fare danni ancora oggi.

Non tutti lo sanno, ma l’origine della diffusa paura che i vaccini possano causare l’autismo nei bambini ha un nome e un cognome: quelli del medico inglese Andrew Wakefield, che nel 1998 pubblicò un articolo in cui evidenziava una correlazione tra il vaccino trivalente per morbillo, parotite e rosolia ( Mmr) e le sindromi sia autistiche.

All’annuncio seguì lo scandalo: milioni di madri di colpo si rifiutarono di vaccinare i loro figli (portando ad un forte aumento dei casi di morbillo nel Regno Unito), e nacque la diffusa diffidenza nei confronti dei vaccini.

Trascorso qualche anno però, emerse la verità: Wakefield aveva falsificato i dati, inserendo nello studio molti bambini che soffrivano di autismo da prima di sottoporsi alla vaccinazione.

La motivazione? Il medico era titolare del brevetto di un kit diagnostico per rivelare la presenza del virus del morbillo nei tessuti dell’intestino, brevetto che in caso di un’epidemia di morbillo (causata ad esempio dalla diminuzione della copertura vaccinale), sarebbe arrivato a fruttare la bellezza di 72,5 milioni di sterline l’anno.

Oggi gli studi di Wakefield sono stati ritirati dalle riviste, il medico è stato radiato dall’albo, ed è stato chiamato a rispondere in tribunale per oltre 30 differenti capi d’accusa.

SciGen. In questo caso il titolo è ingannevole.

SciGen infatti è un dignitosissimo software realizzato dai ricercatori dell’Mit, capace di combinare stringhe di testo generate casualmente per generare articoli di informatica, e sviluppato proprio per dimostrare la facilità con cui si possono realizzare falsi studi scientifici.

Ironia della sorte, SciGen funzionava così bene che negli anni seguenti è stato utilizzato per realizzare almeno 120 lavori fasulli, pubblicati sulle riviste di Springer e Ieee, due colossi dell’editoria scientifica.

Ad accorgersene è stato Cyril Labbé, ricercatore alla Joseph Fourier University di Grenoble, che ha convinto le case editrici a ritirare i paper generati al computer, e ha poi realizzato un programma che permette in automatico di capire se un articolo è stato scritto da un programma automatico.

Ogm. Quello degli organismi geneticamente modificati è un campo a sé, che nel suo piccolo ha certamente fatto la storia delle bufale scientifiche, accumulando negli anni decine di polemiche e allarmi non confermati.

L’ultimo in ordine temporale è quello lanciato dai ricercatori dell’Università francese di Caen, che nel 2012 hanno pubblicato sulle pagine del Journal of Food and Chemical Toxycology uno studio in cui si mostrava che i ratti di laboratorio alimentati con un mais Ogm della Monsanto sviluppavano più facilmente disturbi al fegato e ai reni e tumori mammari rispetto a ratti che avevano seguito un’alimentazione normale.

Uno studio bomba, che da subito sollevò però forti dubbi nella comunità scientifica, a causa di imperfezioni statistiche e lacune metodologiche, che portarono in pochi mesi al ritiro del lavoro da parte dell’editore.

In seguito i ricercatori francesi hanno ripubblicando il lavoro su una rivista open-access, Environmental Sciences Europe, rendendo disponibili tutti i dati dei loro esperimenti perché vengano vagliati dalla (ormai scettica) comunità scientifica.

Piltdown Man. Nel 1912 a Pildown, nell’East Sussex, vengono ritrovati teschio e mandibola appartenenti ad un misterioso ominide, possibile anello mancante tra l’uomo e la scimmia.

Al centro di aspri dibattiti per oltre 40 anni, si è scoperto solo nel 1953 che si trattava di un falso: la mandibola, appartenente ad un orango, era stata fissata ad arte ad un teschio di un moderno essere umano.

L’identità del falsario non è mai stata dimostrata, ma ad oggi rimane il più famoso caso di frode paleoantropologica della storia.

Shinichi Fujimura. Archeolo autodidatta giapponese.

La sua prima scoperta importante risale al 1984, quando rinvenne la pantica terracotta mai trovata in Giappone.

Negli anni seguenti effettuò una serie di impressionanti ritrovamenti, che spostarono di molto i limiti della storia conosciuta del Sol Levante. L’ultima scoperta di Fujimura arrivò nel 2000, quando annunciò la scoperta di artefatti primitivi vecchi di oltre 600.000 anni, i più antichi mai trovati sulla Terra.

Questa volta però si era spinto troppo oltre.

Dopo l’iniziale scetticismo della comunità scientifica, sui giornali giapponesi comparvero infatti una serie di foto che vedevano Fujimura seppellire i reperti che avrebbe poi dichiarato di aver trovato. L’archeologo fu quindi costretto ad ammettere di aver falsificato moltissime delle sue presunte scoperte, dichiarando in una conferenza stampa di essere stato “tentato dal demonio”.

Staminali da embrioni. Hwang Woo-suk per un certo periodo è stato una star, in Corea e nel resto del mondo.

Nel 2004, infatti, questo veterinario coreano pubblicò su Science uno studio in cui descriveva un metodo per ottenere cellule staminali da embrioni umani ottenuti da clonazione per trasferimento nucleare di cellule somatiche.

Nel 2005 segue un altro lavoro, in cui confermava i risultati precedenti, e presentava nuovi successi su altre11 linee cellulari.

Hwang divenne quindi professore all’Università Nazionale di Seul, e per un certo periodo fu considerato un’autorità nel campo della clonazione e delle staminali.

Fino al triste epilogo: nel 2006 si scoprì che le cellule presentate negli studi non erano state clonate, ma ottenute fertilizzando degli ovociti in una normalissima clinica della fertilità. Come sempre, gli studi sono stati poi stati ritirati dalle riviste.

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