Sindone, tra il vero e il falso

Sindone
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Chi non conosce la Sindone?

Dire tutti è poco, ma quanti la conoscono davvero?

Dire pochi, è poco.
Dal momento che documentarsi costa fatica, cosa si fa?

Ci si limita a quello che i media pensano bene di riportare quando diffondono gli scoop che riguardano il telo “divino”, vale a dire: essere il lenzuolo che ha davvero avvolto il corpo di Gesù. La televisione sparge solo notizie che ne certificano la presunta autenticità, i vari Papi si genuflettono a pregare per ore, gli speciali di Porta a Porta fanno il resto, perché allora farsi arrovellarsi dai dubbi?
Visto che la televisione dice che è autentica ecco servito il più valido dei motivi questo per stare in coda per ore, giusto il tempo per vederla un attimo e poter dire con fierezza: c’ero anch’io.

Sindone

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Che questo telo sia super affascinante però è vero.

Un lino sottilissimo che reca impressa una figura con delle caratteristiche davvero uniche e singolari da renderla a tutti gli effetti un autentico mistero.

Cerchiamo allora di sapere qualcosa in più su questo straordinario lenzuolo.
Per prima cosa però, specifichiamo subito un punto fondamentale: ufficialmente la Chiesa Cattolica considera la Sindone come un’icona, cioè una immagine di devozione ma non, e ribadisco il non, il vero lenzuolo che ha avvolto il corpo di Gesù dopo la sua morte.

Ma qui l’ambiguità raggiunge livelli da record mondiale.

Da una parte la Chiesa si mette al riparo da qualunque polemica ma sotto sotto fa invece credere l’esatto contrario, altrimenti come si spiegano le visite dei Papi con tanto di preghiere inginocchiate?
Per quanto riguarda la sua storia invece va precisato che il lenzuolo compare dal nulla in Francia, a Lirey, tra 1353 e 1356.

Il primo proprietario accertato è stato il cavaliere Geoffrey de Charny e la prima ostensione pubblica dovrebbe essere avvenuta nel 1355.

Ovvio che presentare un lenzuolo di questo tipo non fece altro che creare un via vai di pellegrini in dando al luogo una grande e florida popolarità.

Henri de Poitiers però, vescovo della vicina Troyes, rovinò subito la festa mettendo testé in discussione l’autenticità della presunta reliquia e affrettandosi a proibirne rapidamente il culto. Dopo che il divieto fu aggirato grazie all’intervento del Papa, Clemente VII, il nuovo vescovo, Perre d’Arcis, proibì per una seconda volta l’ostensione, motivando nel suo memoriale, che la reliquia altro non era che un dipinto e che il vescovo de Poitiers a suo tempo aveva addirittura scoperto l’autore.
Peccato che Poitieres non abbia fatto anche il nome dell’artista.

Un’occasione sprecata perché conoscerlo avrebbe permesso di capire molto sul tipo di tecnica usata. Successivamente Clemente VII rincara e concede un nuovo permesso facendosi largo con tanto di bolle papali, ma a una condizione: che i canonici dichiarassero apertamente che la Sindone era una solo raffigurazione, e non il vero sudario di Cristo.
In realtà si trattava solo di uno dei tanti lenzuoli di Cristo in circolazione a quel tempo.

Il Medioevo è famoso per essere stato un periodo di abbondante fabbricazione delle più svariate reliquie. Se non si fosse messo in mezzo il Papa, la Sindone di Torino sarebbe rimasta una delle numerosi sindoni in giro per le chiese.
Per arrivare ai giorni nostri, va precisato che benché le fonti storiche da sole stabiliscono l’origine medievale della Sindone, sull’oggetto sono anche state eseguite diverse tipologie di analisi.

La più precisa è del 1988, ed è stata la famosa e contestata datazione al radiocarbonio. Ma c’è poco da contestare.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature. Gli esperimenti a differenza di quello che si vuol fare credere, furono estremamente rigorosi. Tucson, Oxford e Zurigo, tre tra più qualificati del mondo, hanno datato il lino in modo unanime.
Sempre a differenza di quello che si vuol far credere, i campioni prelevati non sono stati scelti a caso o, peggio ancora, essere stati presi dai rammendi presenti sulla Sindone.

Esperti tessili erano come ovvio presenti al momento del prelievo e i campioni tagliati sono stati recuperati nelle zone meglio conservate del telo.

Proprio per evitare il più possibile che le alterazioni date dal tempo, da interventi successivi e incidenti vari potessero compromettere l’esito finale dell’esame.
Datazione e fonti storiche coincidono.

I risultati, per i tre laboratori, indicano che il tessuto risale a un periodo compreso tra il 1260 e 1390 dopo Cristo.

A seguito di questo smacco della scienza, sulla Sindone se ne sono dette davvero tante, per esempio che i risultati sono falsi perché i frammenti provenivano in realtà dai quei sopra citati rammendi.

Come se al posto di esperti tessili avessero incaricato del prelievo degli orbi incapaci di riconoscere un rammendo dal resto del telo.
Poi che era colpa dell’incendio del 1532. Le fiamme, avendo danneggiato il lenzuolo quando si trovava a Chambéry, avrebbero determinato, come conseguenza, un aumento dei livelli di carbonio.

E poi i pollini. Un altro caso di frode scientifica arrivato dalle analisi del criminologo Max Frei-Sulzer, che avrebbe trovato sul lenzuolo pollini di decine di piante dell’area di Gerusalemme. Lo stesso criminologo implicato successivamente nel ritrovamento dei falsi diari di Hitler.

Un tipo affidabile.
Per finire in bellezza poi, le reazioni nucleari causate dal lampo dalla resurrezione e che avrebbero investito il sudario di neutroni, formando miracolosamente l’immagine che conosciamo.

Tale impressionate fenomeno avrebbe anche alterato la quantità di C-14 da spostare le lancette della datazione di 1.300 anni.

Evidentemente chi si prende la responsabilità di queste affermazioni ha avuto modo di assistere in laboratorio alla resurrezione di altri fortunati cadaveri e poter stabilire, dati alla mano, che cosa avviene realmente in queste circostanze.
Al di là di questi pittoreschi argomenti l’immagine visibile non è data esattamente da pigmenti, ma dall’ingiallimento superficiale delle fibre di lino.

E’ una sorta di bruciatura superficiale che però non penetra all’interno del lenzuolo. Visto lo spessore intrinseco è davvero un capolavoro di risultato. Anche in questo caso va specificato però che l’affermazione secondo la quale la Sindone non è riproducibile non è vera, visto che sia il prof. Luigi Garlaschelli, che la scrittrice Vittoria Haziel supportata dalla pittrice ed esperta in pirografia Irene Corgiat hanno riprodotto una loro sindone con quelle stesse caratteristiche apparentemente irriproducibili.
Ma i ma, non finiscono qui.

Perché alla Sindone manca qualcosa.

Se guardiamo il telo, sia in negativo che in positivo, quel qualcosa, se davvero un uomo è stato avvolto così come ci viene descritto, non può in nessun modo mancare.

Per non parlare della posizione delle mani, delle braccia, dei capelli e delle spalle.

Troppe cose e troppo spesso ignorate.

Senza bisogno di esami complicati, teorie sui neutroni durante una resurrezione, disegni e tecniche pittoriche le riflessioni in merito a cosa manca alla Sindone mettono già in forte dubbio la sua autenticità.
Cosa manca alla Sindone?

Scoprilo nel mio libro Qualcosa non torna-Riflessioni logiche sui misteri del mondo.

Ho dedicato al telo di Torino un ampio paragrafo dove parlo di come sia piuttosto inverosimile anche la stessa posizione dell’uomo della Sindone.

Forse bella da vedersi ma fisiologicamente improbabile, poi di tante altre stranezze: a cominciare dalla misura degli arti, delle mani e dei presunti segni della flagellazione.
Su http://www.c1vedizioni.com/
www.gianlucagiusti.com

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